Nel 1798 l’invasione dell’Italia da parte dell’ armata d’Italia ad opera della neonata repubblica francese costringe Ferdinando III, granduca di Toscana, ad iniziare una politica di riarmo che si dipana su due fronti: aumento della forza pubblica ed imposizione fiscale. Il legislatore cioè il granduca toscano Ferdinando III (Immagine di copertina), legifera tramite emanazione di “veneratissimi motuproprio”.
Nel 1798 emana motuproprio per la leva militare, e nel 1800 emana motuproprio per l’imposizione ai benestanti di un prestito forzato allo stato, fruttifero al sei per cento/anno, quale risorsa economica per sostenere il riarmo.
Nel giugno del 1800 a Portoferraio arriva da Firenze una “notificazione“ in stampa (Gaetano Cambiagi stampatore Firenze).
Porta la firma di Luigi Fantini Cancelliere dalla residenza del Magistrato supremo.
La notificazione chiarisce in dettaglio come i contribuenti possidenti benestanti devono procedere al prestito forzoso nelle casse dello stato.
La notificazioni in 14 articoli fissa le regole in dettaglio da seguire per il prestito forzato. Non si indica quanto ciascun possessore possidente deve versare ma il massimo, fissato in 500 scudi, e il minimo, fissato scudi 25.Si dichiara che esso sarà fruttifero al 6% l’anno e si ordina l’immediata istituzione di una deputazione che ogni comunità deve costituire per la riscossione.
Questo l’incipit:
NOTIFICAZIONE
“L’Illustrissimi e Clarissimi Signori Luogo-Tenente e Consiglieri di Sua Altezza Reale il Serenissmo FERDINANDO III Principe Reale d’ Ungheria e di Boemia Arciduca d’Austria Gran-Duca di Toscana &c. &c. &c. nel magistrato supremo fanno pubblicamente notificare come essendosi l’inclito Senato fiorentino determinato con l’editto del presente giorno in vista delle pubbliche urgenze e dell’importantissimo oggetto in esso Editto dichiarato di ricorrere ad un impresto forzato il medesimo sarà regolato ed esatto a forma delle seguenti disposizioni …”
(Carta senza numero di pagina in FILZA ”Circolari e ordini del Sig Soprassindco dal 1797 a tutto il 1801” Gia C31. Ordini e bandi Archivio della comunità di Portoferraio 1554-1800. Archivio storico comune Portoferraio)
A Portoferraio, la notificazione genera un episodio non noto alle cronache storiche locali.
I possidenti benestanti della città chiedono di essere esentati dal pagamento. Quanti e quali fossero non sappiamo ma dalla relazione fatta pochi anni prima da Vincenzo degli Alberti vengono individua tele famiglie possidente benestanti: “…la casa di Paolo Vantini è ricca per effetti più di qualunque altra perché possiede in questa giurisdizione quasi la metà dell’estensione della medesima. La casa del viceconsole Mazzarri è ricca per danari più di qualunque altra ed è ricca ancora di effetti la maggior parte dei quali esistono nella giurisdizione del principe di Piombino
FAMIGLIE COMODE O PER EFFETTI O PER DANARI O PER IMPIEGHI
Cosimo Tommaso Fossi, Biagio Ferri, Antonio Betterini, Bartolommeo Biozzi, Domenico Turchi, Dottor Fantolini, Giuseppe Filippi, Simone Allori, camarlingo Angolini, Luca Pandolfi, dottor Michele Coppi, Lorenzo Grifi, Domenico Pananti, Bartolommeo Grifi“.
(“Relazione di Portoferraio a Sua Altezza Reale dal conte Vincenzo degl’Alberti suo consigliere di stato” Manoscritto 1766. Biblioteca comune Portoferraio)
La famiglia Vantini è tra i possidenti benestanti quella più ricca. La vicenda di questa famiglia, molti componenti della quale sono stati cavalieri dell’ordine di Santo Stefano, è narrata da Gianfranco Barbanera (“L’Elba dei Vantini. Cavalieri di Santo Stefano” Edito da Amazon Italia Logistica srl.2013)
Girolamo Cini, direttore della Camera delle Comunità in Firenze, nell’agosto del 1800, in risposta alla richiesta dei possidenti benestanti elbani di essere esentati dal prestito forzato allo stato, scrive al cancelliere ferraiese affinché, come avvenuto nel resto del territorio granducale, anche a Portoferraio si proceda “per adempire a questo indispensabile dovere di buon Suddito”.
Insomma “per quanto meritino del riguardo quelle comunità che superiormente alle altre hanno sofferto dei disastri nelle passate vicende” i possidenti benestanti di Portoferraio sono costretti a dover pagare.
Questa la integrale trascrizione della lettera manoscritta da Girolamo Cini al cancelliere ferraiese:
“Sig Auditore Cancelliere di Portoferrajo
Ill.mo Sig.re Sig.re Pron Colend.
Non essendo stata fatta alcuna particolare attenzione alle preci di codesti signori Deputati all’imprestito fruttifero ordinato coll’Editto de 10 giugno prossimo passato colle quali domandavano che venisse totalmente assoluta codesta comunità e i suoi abitanti da un tale imprestito per le ragioni in essa comunicate non possono i deputati predetti dispensarsi dall’ordinato reparto con quelle vedute di equità e di proporzione che possono esserci più analoghe e coerenti all’indole del Paese ed alle circostanze particolari degli abitanti.
Per quanto meritino del riguardo quelle comunità che superiormente alle altre hanno sofferto dei disastri nelle passate vicende non per questo potrà mai supporsi che nell’estensione dell’intiero territorio delle medesime non sienvi Possidenti o Benestanti capaci di somministrare nelle attuali urgenze dello Stato delle somme a titolo d’imprestito necessario ai contribuenti per adempire a questo indispensabile dovere di buon Suddito resta compensato dalla corresponsione del frutto del &. Per cento a carico dello Stato predetto.
VS Ill.ma come primo della Deputazione si compiacerà di far prendere nuovamente in esame l’affare alla deputazione medesima nel suo vero punto di vista acciò a quanto coerentemente è stato praticato in altre comunità egualmente state afflitte dall’invasione nemica sia trattato conforme degli ordini e colle convenienti vedute di moderazione ed equità.
Tanto in replica alle sue degl’11 luglio e 18 agosto del corrente anno
E con tutto l’ossequio mi confermo
Di VS Ill.ma
Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Girolamo Cini“
(Carta senza numero di pagina in FILZA ”Circolari e ordini del Sig Soprassindco dal 1797 a tutto il 1801” Già C31. Ordini e bandi Archivio della comunità di Portoferraio 1554- 1800. Archivio storico comune Portoferraio)
Marcello Camici
Immagine di copertina - Ritratto di Ferdinando III, granduca di Toscana. Il dipinto raffigura il granduca di Toscana Ferdinando III Lorena effigiato con l'abito di Gran Maestro dei cavalieri di Santo Stefano. Olio su tela. Giovanni Battista Tempesti (1729-1804) Museo nazionale di Palazzo Reale. Pisa.
Immagine 2 - NOTIFICAZIONE. Carta senza numero di pagina in FILZA ”Circolari e ordini del Sig Soprassindco dal 1797 a tutto il 1801” Gia C31. Ordini e bandi Archivio della comunità di Portoferraio 1554- 1800. Archivio storico comune Portoferraio.
Immagine 3 - FAMIGLIE COMODE O’ PER EFFETTI O’ PER DANARI O’ PER IMPIEGHI “Relazione di Portoferraio a Sua Altezza Reale dal conte Vincenzo degl’Alberti suo consigliere di stato” Manoscritto 1766. Biblioteca comune Portoferraio.
Immagine 4 e 5 - LETTERA AL CANCELLIERE DI PORTOFERRAIO.Carta senza numero di pagina in FILZA ”Circolari e ordini del Sig Soprassindco dal 1797 a tutto il 1801” Gia C31. Ordini e bandi Archivio della comunità di Portoferraio 1554- 1800. Archivio storico comune Portoferraio.