Il 2 Aprile (non è più un pesce per 24 ore) ci sarà il “liberation day” come ha definito Trump il giorno dell’attivazione dei nuovi dazi alla UE.
Certo dobbiamo ritenerci fortunati, almeno per ora, che nella nostra vita, lo dico per la maggior parte di noi, non abbiamo assistito ad orrende guerre sul nostro territorio. La nuova guerra, non cruenta, si è spostata sul settore economico-commerciale; meno male! Al giorno d’oggi può essere messo in ginocchio un Paese facendo diminuire il suo “tenore di vita” facendolo diventare più povero. L’uso delle armi è diventata una “extrema ratio” riservata a chi non detiene il nucleare ed è accusato di fomentare il terrorismo in Paesi altrui.
Ormai le guerre si combattono a colpi di dazi che sono anche una forma per riequilibrare la bilancia dei pagamenti tra gli Stati in contrasto.
Ma che cosa è un dazio? La parola deriva dal latino “datium” che significa da dare ed è un termine del tutto generico che, a mio avviso, non sono un economista, assume specifici significati a seconda dove, quando , in che modo e a chi viene dato un quantitativo in genere di denaro.
Quello di cui si parla oggi sono i “dazi doganali” (li chiameremo in seguito solo dazi) che vengono applicati sui beni che attraversano i confini di uno Stato o confederazione di Stati uniti da un accordo di libero scambio. In genere tale dazio viene calcolato in base al valore del bene nella fattura pro-forma per la dogana e può variare da merce a merce. Di solito viene pagato dall’importatore alla dogana che lo gira allo Stato che incamera il dovuto.
A proposito una curiosità: il termine dogana deriva da una parola araba “diwan” che significa registro dove gli addetti dell’impero Ottomano segnavano le merci che attraversavano i loro confini. Erano seduti su specie di poltrone da cui il nostro “divano”!
Il dazio è una forma di imposta (che significa posta sopra di solito in modo coercitivo) indiretta che colpisce quindi tutti come quelli che esistono all’interno di uno Stato che hanno nomi diversi e raggiungono il cliente che usufruisce di beni e servizi: imposta di bollo, accisa, IVA, imposte erariali….).
Oltre a queste, poi, brevemente, vi sono le imposte dirette IRPEF, IRES, IRAP, IMU (di tipo patrimoniale). Diceva un politico che le tasse sono belle, generando commenti anche aspri. A mio giudizio non diceva una cosa sbagliata; il problema è che fine fanno i soldi che vengono dati. Se per aiutare i meno abbienti o se vanno agli “scrocconi” del potere.
Anche i dazi non sono sempre negativi ed esistono già tra “zone di scambio” per difendersi a volte da politiche commerciali aggressive dovute anche a dumping per aiuti di Stato. Ad esempio l’UE ha dei dazi nei confronti delle macchine elettriche cinesi (dal 37% al 18% a seconda dei modelli). Si cerca di proteggere il mercato interno che chiude fabbriche e licenzia le maestranze. A mio giudizio andrebbero messi dazi nei confronti di paesi che inquinano per la loro produzione e quindi non si premuniscono di impianti atti a ridurre ad esempio la CO2.Anche gli USA hanno sempre praticato dazi nella storia, solamente che ora vi è una impennata che può iniziare una “guerra commerciale” in occidente. Si ricordi che tra i due litiganti il terzo gode!(Cina?).
“Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per la via con lui…” dice Matteo nel Vangelo!
Per finire, mondo globalizzato senza dazi non è che sia l’ottimo per noi. Lo vediamo oggi con le aziende europee in sofferenza. Si avvantaggiano gli Stati , spesso non democratici, che producono a minor prezzo perché senza regole sindacali e con meno rispetto per l’ambiente. Da noi possono aumentare le cosiddette disuguaglianze, perché chi ha il capitale lo trasferisce dove rende di più e le imprese possono delocalizzare dove il costo del lavoro è assai più basso.
Giampaolo Zecchini